Dialogo con Lorenzo

DIALOGO CON LORENZO

Breve approfondimento degli intenti e degli esiti dell’opera

 

Da dove è nata la scelta di lavorare con il bassorilievo?

La scelta di lavorare con il bassorilievo nasce da una visita presso la basilica di Sant’Ambrogio di Milano, durante la quale mi sono ritrovato a visitare il chiostro antistante

la basilica, e lì è avvenuto l’incontro con il bassorilievo.

Se dentro la basilica tutti gli elementi pittorici, scultorei ed architettonici svolgevano una funzione ben precisa e ancora viva, fuori mi sembrava di vedere un cimitero di bassorilievi in pezzi, frammenti ed immagini che avessero terminato la loro funzione.

La maggior parte di questi manufatti era danneggiata e ho avuto l’impressione che fossero lì per un interesse più documentaristico che artistico, tuttavia non erano in un magazzino in attesa di restauro, ma sotto gli occhi di tutti.

Allora mi è tornato in mente quando Michelangelo disse che ciò che conta di una scultura, è ciò che arriva in fondo alla discesa:

Se prendi una scultura e la fai rotolare giù da una discesa, man mano che prenderà velocità, inizierà a rompersi, a perdere pezzi. Inizieranno a saltare via le braccia,

forse le gambe e forse qualche altro pezzo…ma ciò che arriverà ancora solido sul fondo della discesa, quello è il fulcro della scultura.

E’ una metafora eccezionale!

Ho immaginato che di quei bassorilievi e sculture, fosse sopravvissuto il meglio, o per lo meno, il “centro”.

 

In cosa ha consistito il processo artistico in questo percorso di ricerca?

Il percorso nasce davanti ad un bassorilievo del chiostro esterno della Basilica di Sant’ Ambrogio e non arriva ad una Fine ben precisa, considero questo lavoro ancora aperto a diverse possibilità, tanto più il processo di costruzione che mi ha portato a questo elaborato.

Nel bassorilievo a cui mi sono ispirato, sono scolpiti nella pietra due figure animali una verso l’altra, a cui mancano completamente le teste e parte dei corpi.

Il bassorilievo in questione è spezzato in tutta la parte superiore.

L’ho trovato da subito bellissimo così come era, ma esercitava un energia molto forte nei miei confronti, come se mi chiamasse ad intervenire.

Allora ho capito che volevo lavorare a partire da lui, forse immaginarne la parte mancante, forse inventarlo di nuovo completamente, forse fare qualcosa di altrettanto incompleto, forse qualcosa di completo.

Da quel momento ho iniziato a lavorare e a studiare.

 

Quanto spazio ha preso il ruolo della ricerca di una verità storica e quanto il libero

lavorio della tua capacità immaginativa?

Una prima parte della ricerca è stata storica.

Cercare di inquadrare il periodo storico, il materiale usato, il codice linguistico del periodo con cui mi stavo confrontando, ma volevo mantenere fresca la mia percezione individuale, senza riempirmi troppo di informazioni.

A quel punto ho iniziato a lavorare di immaginazione, sia nel disegno, sia nella ricerca.

Ho continuato a studiare, ma in maniera diversa.

Cercavo figure compatibili con quelle del bassorilievo, alcune nella realtà, altre nelle costruzioni fantastiche del mio tempo.

La figura sulla sinistra del bassorilievo originale, per esempio, mi suggeriva l’immagine di un mostro marino.

Allora ho cercato su internet tantissime immagini di notizie fake riguardo a ritrovamenti di animali marini fuori dall’ordinario! Persone che creavano mostri e li spacciavano per veri.

Ho cercato mostri marini sulle carte del gioco da tavola “Magic”, mostri delle carte di

“Yu gi oh” ma come anche nel “Manuale di zoologia fantastica” di Jorge Luis Borges e Margherita Guerrero.

Ho cercato di far coincidere l’immaginazione del mio tempo con quella del Romanico.

Certe figure mitiche (come il mostro marino o la bestia canina in questo caso) le ritroviamo ovunque intorno a noi, dall’inizio dei tempi ad oggi.

 

Puoi narrare che qualcosa ti sia stato rivelato mentre lo realizzavi?

Mentre lo realizzavo ho fatto un grande girotondo.

Sono partito da voler completare le parti mancanti, immaginandomi un completamento che stravolgesse il senso dell’immagine incompleta, poi non volevo più essere troppo didascalico come se svolgessi un compito, e allora ho iniziato a lavorare partendo dalle figure e immaginandole da capo, poi ho tolto una figura, poi ho rotto la figura in due parti, facendo diventare il mio bassorilievo parte di un puzzle che potrebbe essere ancora più grande.

Una cosa molto divertente, è avvenuta mentre ragionavo sullo stravolgere il senso delle figure, e quindi volevo capire a tutti i costi che animali o bestie fossero raffigurate.

Che una delle due figure fosse una bestia canina, e quale fosse il suo atteggiamento, l’ho capito quando giocando alla lotta con il mio cane, lui ha istintivamente assunto la stessa posizione della figura del bassorilievo. E’ stata una cosa semplice quanto illuminante per me. Ho immaginato che l’autore del bassorilievo poteva aver avuto lo stesso tipo di intuizione, nello stesso modo, anche mille anni fa.

 

Cosa significa per te, artista italiano, questa imponente presenza dell’Antico?

Credo che questo mio lavoro sia una ottima testimonianza della mia posizione verso l’antico.

Quello che ci arriva dal passato è giusto conoscerlo ed è giusto rispettarlo, ma non dobbiamo esserne schiacciati.

Per me il passato è anche possibilità di prendere e giocare con le forme stravolgendole, immaginare significati e cause fantastiche dietro alle cose che vedo.

Poter contestualizzare è importante, ma credo che non bisogna dimenticare il fascino della sorpresa di fronte alle cose, quindi tante volte preferisco non sapere e lasciare un’area libera all’intuito.

Non bisogna dimenticare lo stupore davanti alle cose, sapersi rapportare in maniera soggettiva e cercare qualcosa che risponde ad una nostra domanda. Per me stare di fronte ad un opera d’arte è sempre come se scavando nella terra ritrovassi un manufatto antico e segreto.

 

Quale il desiderio che, come fondamento iniziale o come risultato illuminante finale,

trovi essere il centro di questa tua opera?

Credo che l’arte sia una partita a scacchi tra tutti gli artisti di tutti i tempi e che, anche se silenziosamente e lentamente, tutti gli autori del passato stanno ancora facendo le loro mosse.