Nicola Villa

Nicola Villa, I’m your past e I’m your future, Tecnica mista su tela, 210 x 80 cm, 2017

Se il desiderio può essere visto come paradigma che caratterizzi l’umano, allora è necessariamente legato all’uomo in quanto tale e, quindi, anche alla sua evoluzione nel tempo e nello spazio; in un certo senso, dunque, anche il desiderio può ricondursi alla nostra storia come continuum: al passato e al futuro. Nicola Villa cerca di ricondurre questa riflessione al tema della mostra: in questo senso I’m your past e I’m your future si pongono come estremi simbolo dei giovani, che, avendo ancora tempo davanti, si pongono di fronte ad aspettative, progetti, desideri; ma lo fanno sulla base della propria, se pur breve e dai tratti ancora acerbi, esperienza, del proprio passato che, in un certo senso, incide sul futuro; e questo è forse il senso della storia: siamo e saremo parte di quanto siamo stati, perché nulla è sconnesso e tutto ha delle radici da cui trae linfa. Allora la domanda da cui è bene partire diventa: può esistere il desiderio senza esperienza, sia essa non solo il passato, ma anche gli aspetti che testimoniano l’esistenza, come la conoscenza, la fisicità, coinvolgendo cartesianamente anche corpo e sensi? A questa domanda le due opere vogliono dare risposta, attingendo alla mitologia, che dalla sua nascita cataloga, racconta e ispira i desideri umani.

Per riprendere la storicità cui si accennava e senza la quale sarebbe forse vano desiderare, ecco che il soggetto dell’opera è Giasone, che torna come trait d’union con un passato senza tempo, per richiamare la continuità della storia e la ciclicità del gusto. Giasone è infatti divenuto εἴδωλον tramite il raggiungimento dei propri desideri; e proprio questo è il punto di partenza dell’opera che, sia concesso citare l’artefice di questo artistico binomio, cerca di “proporre un dialogo tra un passato che, se non conosciuto, rischia di ripresentarsi nelle sue declinazioni più istintivamente umane ed un futuro che, senza consapevolezza di ciò che naturalmente siamo, rischia di diventare tristemente scontato”.

Alessandro Tonini