Manuele Cerutti

Solstizi I e Solstizi IV

In Solstizi I e Solstizi IV Manuele Cerutti indaga il rapporto tra soggetto e oggetto, mettendo in luce la possibilità di una soggettività propria dell’oggetto. L’artista stesso afferma: “Guardo agli oggetti come a portatori di una ‘soggettività’, ne osservo la ‘postura’, e cerco di comprendere i ‘comportamenti’ e le relazioni che ‘intrattengono’ con altri oggetti”.

Indagando questo rapporto, l’artista pone l’accento sull’oggetto, spogliandolo della sua quotidianità. Chiede, in un certo senso, all’osservatore, di porsi in un punto di vista percettivo differente, per poter cogliere tutte le possibili azioni e posture che l’oggetto contiene.

Cerutti ama lavorare con oggetti dismessi proprio perché generalmente “logorati dall’uso stesso”:

“finché svolge una funzione, un oggetto si comporta ‘a norma’, il suo repertorio è quello rigidamente previsto. Liberati dalla funzione che svolgevano, anche se il loro status (e la stessa sopravvivenza) appare incerto, il loro repertorio di posture e di azioni si allarga sensibilmente. Sono questi gli oggetti che preferisco”. Così emerge la proposta di guardare al mondo specifico degli oggetti in un modo nuovo che permetta di guardare al di là, oltre, che scruti la loro soggettività.

Nei lavori esposti Cerutti ci presenta questa novità di sguardo attraverso un uso preciso di ombre, luce e colori, che permettono di indagare le varie forme soggettive dell’oggetto, tra cui si può includere il desiderio: “Ho analizzato e cercato di riprodurre alcune forme della loro soggettività, dalla memoria alla voglia–di–apparire, dalla ricerca di isolamento a comportamenti mimetici. Anche il desiderio, io credo, può rientrare fra queste forme. Tra i suoi indicatori ho colto il Protendersi, il Sogguardare, la Tendenza all’ascesa, la Risposta schiva alla luce”.

Il desiderio, che è una dimensione imprescindibile dell’essere umano e indice di un’esistenza piena, è quindi a suo parere anche uno status delle cose, forse proprio perché mantengono al loro interno tracce dell’umanità di chi le ha create.

Beatrice Bartolini